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PARMA, 18 maggio 2008 - L’Inter è campione
d’Italia. Per la sedicesima volta. Vince 2-0 a Parma, con la firma più
nobile, quella del rientrante Ibrahimovic, autore di una favolosa doppietta.
Lui che non segnava su azione dalla gara d’andata con il Parma. Lui che era
accusato di sparire, con una delle sue magie, nelle gare che contavano.
Stavolta niente pazza Inter, solo Inter pazza di gioia. Come i suoi tanti
tifosi presenti al Tardini, nonostante l’Osservatorio e la pioggia. E’ uno
scudetto con tanti padri, da Moratti a Mancini, da Ibra a Zanetti, ma di
sicuro figlio della sofferenza. Tantissima. Probabilmente troppa, per tutte
le occasioni mancate, ma in fondo conta vincere, e magari, a conti fatti,
può essere persino più bello così. Ma la Roma è stata per 55 degli ultimi
90’ campione d’Italia, costringendo un’Inter bella addormentata (e
onestamente neanche bella, a prescindere dai confronti con quella splendida
del girone d’andata) a tirar fuori perlomeno le unghie nella r ipresa.
Giocata bene, al di là del gol. Certo non non con l’autorevolezza della
grande squadra, ma con un cuore grande così. Il Parma retrocede nel
pomeriggio in cui lo ha meritato di meno, giocandosela alla pari nel primo
tempo, e costringendo l’Inter alle corde sullo 0-1. Ma contro un super
Ibrahimovic la peggior difesa del campionato (62 gol subìti) non ha potuto
nulla.
Nel primo tempo più Parma che Inter. La
gara è bruttina, inevitabilmente nervosa. Condizionata dall’importanza del
risultato. E dal campo scivoloso. E’ difficile scambiare palla a terra. La
gara è equilibrata. Gli emiliani si fanno però preferire perchè sono più
pimpanti, più vivi, probabilmente più tonici fisicamente. Morrone svetta a
centrocampo, di testa e di piede. Le occasioni latitano. L’emozione più
grande, enorme, la regala il boato del Tardini, all’8’: a Catania ha segnato
Vucinic. Stadio in delirio, battito ritmato di mani: il Parma con una
vittoria sarebbe salvo. Ma sopratutto, in ottica campionato, in questo
momento la Roma sarebbe campione d’italia. Di occasioni importanti una per
parte. Al 12’ Morrone su angolo da sinistra di Cigarini colpisce di destro a
centroarea, Julio Cesar provvidenziale, di piede salva in angolo. Bel cross
di Balotelli, Cruz sfiora sottomisura, Pavarini in tuffo salva la porta. Al
fischio dell’intervallo di Rocchi scrosci ano gli appluasi del pubblico di
casa, che in questo momento sarebbero comunque retrocessi, ma sono
evidentemente soddisfatti della prestazione della propria squadra. I tanti
supporters nerazzurri sugli spalti sono invece abbacchiati e preoccupati:
alla fine del primo tempo lo scudetto sarebbe della Roma. Riprendono
coraggio durante l’intervallo: si scalda Ibrahimovic. Dallo svedese si
aspettano la scintilla mancata in un primo tempo grigio come il cielo di
Parma. L’Inter ha mostrato poche idee e pochissimo gioco.
Al 6’ della ripresa l’ampio spicchio di
stadio nerazzurro impazzisce: entra Ibra. Per un deludente Cesar. Lo svedese
ci prova subito, destro a lato. Il copione è cambiato: l’Inter ora,
finalmente, attacca forte. Il Parma riparte in contropiede. Adesso c’è
grande atmosfera. Il pubblico suona la carica, da entrambe le parti. Arriva
notizia del raddoppio dell’Empoli. I rovesciamenti di campo si sprecano. E
arriva il gol scudetto di Ibrahimovic. Gasbarroni perde palla, l’Inter
riparte e lo svedese da fuori area trova l’1-0. Nerazzurri momentaneamente
campioni d’Italia. Balotelli sfiora il raddoppio. Poi a Ibrahimovic ad
andare vicino al 2-0, di testa. Il Parma ora è sbilanciato tutto in avanti,
carica a testa bassa, generoso, ma inevitabilmente confusionario. E lascia
praterie in contropiede. L’Inter spreca un po’, stavolta non troppo. Cross
di Maicon, ancora Ibra gol. Al 40’ la Roma si arrende: segna l’1-1 il
Catania, che conquista la salvezza. Al Tardini c’è ancora tempo per i cori
nerazzurri: "Ibra-Ibra" e "vinceremo il tricolor". Poi arriva il fischio
finale di Rocchi: e diventa cosa fatta. |