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CAGLIARI, 16 dicembre 2007 - Non c'è
niente da fare: l'Inter non perde un colpo. A Cagliari arriva la vittoria
numero 12, con i gol di Cruz, al sesto timbro consecutivo in 20 giorni, e
dell'ex Suazo. Interpreti meravigliosi, specie il primo, per un film che si
è fatto scontato: nessuno, a parte Juve e Roma, sembra in grado di fermare i
nerazzurri. Dal derby, e dai campioni del Mondo del Milan, mezza serie A
spera di ottenere un finale almeno un po' movimentato.
L'approccio non è da Champions né da
campioni d'Italia. Un peccato che si può concedere a una squadra che ha
raccolto 86 punti nell'anno solare, in corsa in ogni competizione
disponibile. Il problema è che a Cagliari hanno temporaneamente aumentato il
livello delle aspettative (miste a momenti di contestazione generale) e la
squadra non gioca tranquilla. Così l'inizio è da assatanati, con Fini e
Ferri sulla linea degli attaccanti e e due palle per l'1-0 nel giro di 15
minuti (Conti fuori, Acquafresca fermato da Julio Cesar al momento giusto).
L'Inter sonnecchia fino a quando Maicon
non suona la carica a destra. Il tridente però non affonda. Crespo va vicino
al gol sfruttando una sponda di Suazo, eppure nel 4-3-3 disegnato da Mancini
manca imprevedibilità. Non a caso il tecnico prova a raddrizzare l'inerzia
della partita spostando i suoi interni, ma i gol arriveranno grazie alle
individualità più che dagli schemi. Come da copione.
Chivu è l'uomo più pericoloso dell'Inter,
con una traversa e parecchie conclusioni all'attivo. Ma in questo periodo
non c'è nessuno in grado di togliere il palcoscenico a Julio Ricardo Cruz,
decisivo giusto tre giorni fa con il Psv, titolare di una serie di
statistiche impressionanti e di tanto altro che i numeri non riescono ad
esprimere. E' l'argentino a cancellare ogni illusione sulla tirannia
interista. Dopo l'errore pazzesco di Suazo davanti a Marruocco, "el
jardinero" scambia con l'ex cagliaritano e poi incrocia un diagonale con un
angolo impossibile per Marruocco.
Il resto è ordinaria amministrazione. Dopo
l'1-0
l'Inter torna il blocco granitico che alza e abbassa il ritmo quando vuole,
la squadra che ha in mano lo scudetto semplicemente perché vince sempre.
Anche quando mancano grandi stimoli, quando non c'è Ibrahimovic e con più di
mezzo centrocampo in infermeria. Tradotto fa: dominio. Certificato dal 2-0
infilato da Suazo, che per rispetto dei suoi ex tifosi trattiene l'esultanza
dopo il gol. C'era da aspettarselo, come il successo di questa armata
apparentemente senza punti deboli. |