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LIVERPOOL (Inghilterra), 19 febbraio 2008
– Comincia male l’avventura dell’Inter nella fase cruciale della Champions.
Davanti agli occhi di Fabio Capello, c.t. dell’Inghilterra, i nerazzurri
perdono (2-0) a Liverpool nell’andata degli ottavi, resistendo in 10 contro
11 per quasi un’ora, fino ai gol di Kuyt e Gerrard. Brutto infortunio per
Cordoba: nel ritorno, oltre a Materazzi, rischia di restare fuori anche lui.
Vieira parte dalla panchina. La formazione
è quella più scontata, con Chivu arretrato, Stankovic e Cambiasso nella metà
campo che ha Maxwell e Zanetti sugli esterni. La musica della Champions, per
una volta, non la sente nessuno. La Kop detta legge, ed è un canto che
intimorisce. L’inno sacro al popolo Reds viene ripetuto più volte, senza
sosta. Tanto per far capire ai nerazzurri di avere davanti una montagna da
scalare.
Benitez crea un muro in mezzo: Lucas e
Mascherano coprono Gerrard, Kuyt e Babel, i tre che rendono agile la manovra
dei Reds. Torres è l’unico riferimento offensivo, ma sui ribaltamenti
attaccano tutti, compreso Carragher, che al
3’
chiede il rigore per un tocco di braccio di Cordoba. Il primo quarto di gara
è in apnea: Kuyt attacca a sinistra, Babel dalla parte opposta. Martellano,
ma senza arrivare a Julio Cesar.
Difficile scavare un’intensità maggiore
dall’anima di una squadra apparentemente in crisi. De Bleeckere lascia
correre quando Mascherano maltratta Cruz, poi si fa inflessibile con l’Inter:
così Materazzi finisce fuori alla mezz’ora per due falli su Torres. La
partita si spacca in due. Chivu affianca Cordoba, Maxwell scala in difesa,
Stankovic passa da interno a perno laterale; le punte restano due. Scelta
coraggiosa.
In
45’ di
pressione i Reds impegnano Julio Cesar due volte, ma è routine per il
brasiliano. Cruz ha il compito di sacrificarsi per turare la falla a destra
fino a quando Mancini non inserisce Vieira. L’avvio del francese è da
brividi: rischia un rilancio e apre il campo a Torres, chiuso in angolo da
Julio Cesar (58’). Poi, dopo una zuccata di Hyypia, prende con la mano un
pallone alzato in area da Gerrard, facendo scoppiare di rabbia la curva
rossa.
Il monologo dei “Rafa boys” prosegue con
le discese di Finnan e i tentativi di Torres, che fa in tempo a esplodere
una cannonata da
25 metri
prima di lasciare il posto a Crouch. Vieira dà qualche segnale di risveglio
con una conclusione da fuori ma non è serata per l’Inter, perché dopo
l’espulsione di Materazzi “salta” pure Cordoba nell’azione che porta al tiro
Crouch (ginocchio, rischia un lungo stop). Un guaio che costringe Mancini a
un altro stravolgimento difensivo e a chissà quali alchimie per la gara di
ritorno.
E’ assalto ostinato, continuo, cattivo. I
nerazzurri non cedono un centimetro di campo e il conto degli angoli (11-1)
aiuta a comprendere le dimensioni di quella che sarebbe stata un’impresa,
sfumata a 5 minuti dalla fine per una deviazione di Maicon che toglie a
Julio Cesar la possibilità di intervenire sul tiro di Kuyt. Il guaio serio,
guardando alla partita di San Siro, è che Gerrard trova il 2-0 con un angolo
impossibile al
90’,
capovolgendo l’inerzia della sfida dalla parte dei Reds. A San Siro servirà
un’altra impresa, come quella di 43 anni fa. |