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L'Inter
resiste anche in 9
Non
basta la doppia superiorità numerica alla Samp per avere ragione
dei nerazzurri: Samuel Cordoba espulsi nel primo tempo, ma il
fortino di Mou regge. Rosso anche per Pazzini al 28' s.t. e
subito dopo è Eto'o ad avere il match point, ma Storari salva
Milano, 20 febbraio 2010 - Carlo Ancelotti, davanti alla tivù,
si sarà divertito. Non è la vigilia liscia che sognavano
Mourinho e Moratti prima dell’impegno di Champions. L’Inter deve
sfiancarsi per portare a casa uno 0-0 contro la Samp e mantenere
l’imbattibilità interna. Gioca oltre un tempo in nove, dopo i
rossi a Samuel e Cordoba, copre il campo come può, prova persino
a colpire in contropiede. Nervi e corsa, mentre la Samp non
sfrutta un’ottima occasione per dare una spallata al dominio
nerazzurro in Italia. Già, perché ci sarebbe anche il
campionato: il pareggio potrebbe far riavvicinare Roma e Milan,
ma lo 0-0, alla fine, è accolto come una vittoria da San Siro.
Terzo pareggio di fila, secondo gara senza gol, ma i campioni
non hanno intenzione di abdicare. Si sentono però in lotta
contro il mondo intero ("Soltanto in sei ci possono battere"
avrebbe sibilato un livido Mourinho entrando nello spogliatoio)
e anche per questo forse si spiega il silenzio stampa a fine
partita.
I sei
minuti che infiammano la partita arrivano fra il 31’ e il 38’
del primo tempo, dopo una mezz’ora di calma quasi piatta (un
tiro per parte, squadre corte, pochi spazi). Lancio lungo per
Pozzi, Cordoba buca, Samuel difende la posizione sull’attaccante
allargando il braccio che va sul collo di Pozzi. L’argentino è
già ammonito, Tagliavento comunque gli rifila un rosso diretto.
Sulla punizione Cordoba esce chiaramente troppo presto dalla
barriera: giallo. Passa qualche minuto e su una palla a
centrocampo Cordoba entra come un treno su Pozzi, che peraltro
ci aggiunge un "carpiato". Secondo giallo, Inter in nove. Ok,
Pozzi non vincerà il premio fair-play (già dai primi minuti
tendeva ad accentuare i contatti), ma se l’Inter finisce in nove
buona parte della colpa è nell’ingenuità e nel nervosismo, più
che in chiari errori di Tagliavento. Mourinho aggiusta con un
4-3-1 con Cambiasso centrale difensivo e Eto’o e Sneijder
centrocampisti esterni (Stankovic centrale). Nel frattempo San
Siro si infiamma e Mourinho si lascia andare a uno show
personale che toccherà il vertice del cattivo gusto nel gesto
delle manette mostrato in Eurovisione.
La
tensione non cala nel secondo tempo: l’Inter come da recente
usanza entra in ritardo (stavolta con l’arbitro), all’11’ scatta
la pañolada: cross sul secondo palo, Eto’o va giù in area. Non
c’è contatto con Zauri, ma al giallo per simulazione
(Tagliavento poteva evitarlo) dagli spalti spuntano migliaia di
fazzoletti bianchi. Protesta corale, mentre Mourinho scoppia a
ridere in panchina.
In
doppia superiorità numerica per un tempo (diventerà singola
quando Pazzini riceverà il secondo giallo per un fallo su
Stankovic), la Sampdoria non riesce ad affondare, né a far paura
a Julio Cesar: la prima conclusione è un colpo di testa debole
di Pozzi alla mezz’ora, le due punte (finché sono due) non
ricevono palle giocabili, nonostante Palombo, che gode di
libertà, provi ad allargare il gioco. Semioli, Guberti e Mannini
non saltano mai l’uomo.
inter
di sacrificio — Se l’imbattibilità interna nerazzurra resiste in
condizioni estreme, però, non è solo per demerito della Samp.
Milito è fondamentale nel tenere palla in attacco e abbozzare
dei contropiede, Sneijder ed Eto’o si sacrificano a centrocampo,
Lucio ci mette energia e senso della posizione, Cambiasso e
Zanetti si confermano il cervello della squadra di Mourinho. Che
prova persino a vincere, con una punizione dai trenta metri di
Sneijder e con un contropiede Pandev-Eto’o (al 33’): Storari
chiude la porta al camerunese.
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