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L'Inter rimonta: è semifinale. La Juve saluta anche la Coppa Italia

 

I nerazzurri vanno sotto in avvio per una papera di Toldo, che regala il vantaggio a Diego. Ma poi rimontano nella ripresa con Lucio e Balotelli, decisivo nel finale. Ora affronteranno la Fiorentina. Per i bianconeri un altro boccone amaro: è il capolinea per Ferrara?

 

Milan, 28 gennaio 2009 - Parola al traghettatore. La barca Juventus non tiene il mare, non troppo agitato, nemmeno in Coppa Italia. Colpisce ancora Balotelli, "Rocky" Ferrara prende un altro cazzotto: stavolta è probabile che qualcuno all’angolo getti definitivamente la spugna. L’Inter non sembra nemmeno voler troppo infierire, ma poi, piano piano, colpisce al corpo e si guadagna la semifinale con la Fiorentina (andata il 3 febbraio), facendo sfumare anche il penultimo obiettivo stagionale bianconero.

 

Partita aperta da un "paperone", degno del peggior Dida, di Toldo, che al 10’, sul tiro senza troppe pretese sul primo palo di Diego (dopo dribbling secco su Cambiasso), si fa passare la palla sotto le mani e fra le gambe. Poi l’Inter reclama per un rigore di Melo, viene salvata dal palo sulla testa di Chiellini e su un fallo ancora di Melo al limite trova il pari a 20’ dalla fine. Punizione di Sneijder deviata da De Ceglie in barriera: sul secondo palo arriva Lucio in allungo per l’1-1. Poi ci pensa Balotelli, che dopo un paio di tiri respinti da Buffon e qualche caduta di troppo è al posto giusto, al 44’ s.t, su tiro di Thiago Motta. Quarto gol alla Juve e semifinali raggiunte.

 

La curva interista si toglie qualche soddisfazione: campeggiano due striscioni "Ferrara non si tocca" e "Non spariamo sulla croce rossa" e al fischio d’inizio partono i cori in rapida successione "Vincerete il tricolor" e "Resterete in Serie A", riassunto impietoso dell’evoluzione delle ambizioni bianconere.

 

L’Inter di coppa è quasi vera: due i soli panchinari conclamati in campo, Materazzi e Toldo, ma il portiere risulterà decisivo per il vantaggio bianconero. Nel primo tempo Balotelli (che parte bene, ma poi per un po’ pare calare) e Pandev fanno rimpiangere Milito, soprattutto nelle fasi in cui l’argentino detta il passaggio. Sneijder prova a rispondere subito all’11’ (Buffon in angolo), poi l’uomo che arriva di più al tiro è Maicon, che però ha la mira sballata e le idee confuse. Santon, invece, non sale mai (prima libera uscita al 77’, con tiro pericoloso), e si vede poco anche Motta, che pure si procurerebbe un rigore (fallo di mano di Felipe Melo al 44’) e scocca il tiro da cui nasce il 2-1. Dietro, giganteggia Materazzi, con chiusure puntuali.

 

Ferrara chiude (o no?) come ha vissuto a lungo la sua esperienza juventina: nell’emergenza. La formazione la fanno gli indisponibili, Ciro si limita a scegliere di lasciare in panchina Paolucci e coprirsi maggiormente, con un 4-4-1-1. Diego agisce dietro al solito evanescente Amauri, e lo fa piuttosto bene. Ha spazio per partire palla la piede, poi Toldo gli permette anche di esultare. Melo ritrova Sissoko e si occupa principalmente della fase distruttiva. Al maliano tocca impostare, e ne azzecca poche, anche perchè condizionato da un infortunio alla spalla. Sulle fasce Candreva è molto più timido di De Ceglie, col passare dei minuti la squadra si rintana dietro, e non può che capitolare. Per l’ennesima volta in stagione.


 


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