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Pazza
Inter: 5-3 al Palermo, Prima domina, poi barcolla
Balotelli
e Eto'o portano i nerazzurri sul 4-0 nel primo tempo, nella
ripresa grande reazione della squadra di Zenga: la doppietta di
Miccoli e Hernandez riportano sotto i rosanero, che devono
capitolare sull'ennesima grande azione di Maicon, trasformata in
gol da Milito. Ora sono a +4 sulla Juventus
Milano, 29
ottobre 2009 - Destini in continuo mutamento. Due giovani in
rampa di lancio all'Inter, Balotelli e Santon: fino all'anno
scorso Davide era il bravo ragazzo, il cocco di Mourinho, e
Mario l'incorreggibile. Poi qualcosa è cambiato: Balotelli resta
oggetto delle attenzioni particolari del tecnico, ma anche
Santon non è più così perfettino. Ieri il definitivo cambio
della guardia: Balotelli protagonista del primo tempo mostruoso
da 4-0. Santon entra nella ripresa per Chivu, quando
l'attaccante deve abbandonare, e diventa l'anello debole da cui
parte il tentativo di rimonta del Palermo. Mourinho prima gli
urla di tutto, poi si accorge che è in "bambola" e lo lascia
stare. Ma il "bambino" dovrà sudare per recuperare la fiducia.
Quei due sono le facce di un'Inter che chiude la gara subito, se
la fa riaprire dal Palermo, e poi la richiude con il 5-3 di
Milito, servito da un immenso Maicon.
In mezzo alla
grande prestazione dell'Inter del primo tempo c'è la seratona di
Balotelli. Mario inizia male, con una scenetta quando si procura
il rigore: non vuole lasciarlo ad Eto'o, Zanetti deve portarlo
via e lui inizialmente non esulta nemmeno per il gol. Poi si
accorge della situazione e va ad abbracciare Eto'o, che lo aveva
guardato male. Da lì in poi è un crescendo, con il colpo di
testa su corner per il 2-0, la zampata a porta vuota sul colpo
di testa di Cambiasso per il 3-0, l'assist a Eto'o per il 4-0.
Balotelli show, che si interrompe al 3' del secondo tempo,
quando si ferma in mezzo al campo, per un problema probabilmente
legato a una reazione allergica a un farmaco, lasciando il posto
a Milito. Seguiranno accertamenti.
"Pazza Inter,
amala" suona alla fine della gara. E in effetti i nerazzurri
sono pazzi, eccome. Nel primo tempo sono mostruosi, affondano a
piacimento, nel secondo si sciolgono. Non solo Santon sul banco
degli imputati, ma anche i due difensori centrali. Certezze, in
entrambi i tempi: Cambiasso davanti alla difesa, ma soprattutto
Maicon, probabilmente il "terzino" che sposta più equilibri,
anche a livello europeo. C'è lui in molti dei gol nerazzurri,
c'è la sua spinta costante quando il Palermo crede di non poter
opporre resistenza, nel primo tempo. C'è la sua azione
travolgente per chiudere la gara, con un cross che Milito deve
solo spingere dentro. Il 5-3 riporta comunque l'Inter a +4 sulla
Juventus. La risposta alla Juve arriva nel primo tempo, la
ripresa sarà oggetto delle grida di Mourinho.
Walter Zenga
ritorna in quella che è stata la "sua" casa e che vorrebbe
ritrovare un giorno dal allenatore. Striscione "Bentornato
Water, cuore della Nord", cori, applausi e commozione per il
tecnico del Palermo. A voler essere cattivi, Zenga ricambia
l'omaggio schierando il debuttante Melinte sulla sinistra: il
romeno è una mezza sciagura, causando subito il fallo da rigore
e poi non riuscendo mai a tenere Maicon, che affonda a
piacimento. A dir la verità, Walter non ha tante scelte, con
Balzaretti e Bovo indisponibili. Tanto che per sostituirlo, nel
secondo tempo, deve cambiare assetto, inserendo una punta: sotto
4-0, non c'è molto da perdere. C'è da rimontare, invece. Palermo
con tre attaccanti, che si scambiano di posizione continuamente,
più Pastore; Cassani straripante a destra, mentre dalla panchina
arriva chiaro l'ordine di cercare sempre la verticalizzazione.
In diciotto minuti, fra il 4' e il 22' della ripresa, il Palermo
fa tre gol: il primo con un lancio lungo per Miccoli, il secondo
con una delle tante poiezioni offensive di Cassani (assist per
Hernandez), il terzo ancora con un filtrante di Cassani per lo
scatto di Miccoli, che così raddoppia il suo bottino: sono i
primi gol contro l'Inter. Non basteranno per l'incredibile
rimonta, ma sono il sintomo che la squadra c'è.
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