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MANCHESTER
(Inghilterra), 11 marzo 2009 - L’Inter è fuori dall’Europa, e
per il terzo anno di fila si ferma agli ottavi di finale della
Champions. Avanza il Manchester United (2-0) con i gol di Vidic
e Ronaldo, esecutori di una pena fin troppo severa per i
nerazzurri al di là della cifra tecnica superiore espressa dai
campioni del mondo. La traversa centrata da Ibrahimovic, il palo
di Adriano e altri quattro tentativi di poco fuori bersaglio
avrebbero infatti meritato una sorte migliore.
Mourinho parte più
coperto che può. Balotelli viene preferito a Mancini con compiti
da esterno universale (cioè terzino aggiunto all’occorrenza).
Ferguson propone tre novità rispetto all’andata: Vidic in difesa
dopo il turno di squalifica, Scholes al posto di Fletcher in
mezzo e Rooney nel ruolo che due settimane fa era stato di Giggs
(con Park largo a sinistra). E’ lo stesso modulo dello 0-0 in
Italia, ma visto che il gol arriva subito, ci vogliono 4 minuti
per ripiegare sul più comodo 4-4-2.
Angolo di Giggs,
Vieira scivola sul piede d’appoggio e lascia a Vidic il colpo di
testa dell’1-0 facile. E’ una mazzata per l’Inter, che impiega
20 minuti buoni per rialzarsi. Pesano le minaccia laterali: non
solo l’esplosività di Ronaldo, c’è anche l’esperienza di Giggs
(793 partite con i Red Devils), bravissimo ad accentrarsi per
aprire spazi ai compagni. Il prevedibile avvio da terremoto dei
diavoli produce, oltre al gol, un episodio da moviola per un
mani di Samuel in scivolata, bissato da un tocco meno eclatante
di Stankovic, e un incredibile occasione buttata al vento da O’Shea,
fermato da Julio Cesar.
Mourinho del resto
l’aveva anticipato: "Partiranno forte. Se segnano per primi
dobbiamo restare calmi, ci basterebbe comunque un gol". Pare una
profezia. I nerazzurri prendono le misure e affondano i colpi. E
nonostante manchi il sostegno che permetterebbe a Ibra di far
ripartire per bene la squadra, nel solo primo tempo germogliano
quattro fiori sull’erba vicina a Van der Sar: la traversa dello
svedese di testa, il missile di Stankovic salvato in angolo (non
assegnato), la deviazione molle dello stesso Deki, illuminato
sulla via del gol da Ibra, e il diagonale di Zlatan su assist di
Balotelli. Occasioni pulite, giganti, al contrario di quanto
accadde nel primo round.
Giocando di prima
c’è margine per schiodare i due centrali di Ferguson. In più, i
terzini dello United non sono in serata, tant’è che O’Shea è
costretto a trattare Mario con la clava. Buoni presagi, eppure
ingannevoli. La "colpa", se vogliamo trovarne una, sta nell’aver
concesso una seconda chance a una macchina da guerra. Nella
ripresa spunta Muntari al posto dell’impresentabile Vieira, con
il rombo. Ma come nel primo tempo, allo United "girano" i 4
minuti: Giggs porta a spasso mezza difesa e dà la stura al 2-0,
"esploso" da Ronaldo (primo gol in questa Champions) su
intuizione di Rooney.
Per tenere vivo il
sogno Mourinho aggiunge le spallate di Adriano all’attacco. La
mossa è giusta, perché l’Imperatore centra un palo interno da
incazzatura colossale allo scoccare dell’ora di gioco. Certo, va
detto che Berbatov divora il 3-0 dopo una sassata di Rooney, ma
nemmeno uno dei celebri "dettagli" invocati dall’uomo di Setubal
rendono facile la vita dell’Inter nella notte più dura della
stagione. A Ibrahimovic resta in canna un altro colpo,
disorientato da un tocco di Evra al momento della zuccata
sicura, e se non fosse per Julio Cesar Ronaldo aumenterebbe il
carico sul peso di Mourinho. Non è serata per i nerazzurri, la
cui dimensione europea resta al piano inferiore rispetto
all’attico occupato dai Red Devils.
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