|
MILANO, 20 febbraio 2009 - Tra campionato e Champions, tra
Bologna e Manchester United. Josè Mourinho mette in fila le
priorità dell'Inter utilizzando un criterio esclusivamente
temporale: vincere a Bologna, con Balotelli tra i convocati dopo
il turno di squalifca scontato nel derby. "Abbiamo bisogno di
almeno 25 punti per vincere lo scudetto - ha detto Mou nella
conferenza stampa della vigilia alla presenza di vari cronisti
inglesi -. Per questo dobbiamo prima pensare al Bologna. Poi,
dalle 18 di domani, penseremo al Manchester".
Il primo dubbio viene spazzato via dallo stesso tecnico
nerazzurro: "Non ci sarà turn over. A Bologna non si può
scherzare: chi scherza a Bologna, scherza con me e non gioca
martedì". Dunque, ad eccezione di Materazzi e magari di Vieira,
dovremmo vedere la "solita" Inter al Dall'Ara, con Figo
probabilmente dietro le punte al posto di Stankovic. Sul
confronto con Sinisa Mihajlovic, attuale allenatore del Bologna
ed ex braccio destro di Roberto Mancini all'Inter, il portoghese
preferisce abbassare i toni. "È un allenatore da 3 o 4 mesi, ma
mi sembra che abbia la possibilità di costruire una carriera
importante". Certo, Mihajlovic sa tutto dell'Inter perché
frequentava la Pinetina fino a qualche mese fa, ma non è uno
spauracchio. "Ogni tanto, un eccesso di informazioni può
provocare confusione. È importante conoscere l'avversario, ma è
più importante che una squadra abbia la propria identità", dice
Mourinho.
Ancora elogi poi per Adriano. "Mi sembra ovvio che non sia stato
squalificato. Non arriva mai in ritardo, si allena bene, lavora
per la squadra ed è felice. Se un giocatore si comporta così
durante la settimana e in partita, per me è perfetto", dice
Mourinho, che pochi mesi fa aveva consigliato al centravanti di
cambiare aria. "Per capire perchè è arrivato a questo punto c'è
una ragione fantastica ma dovete chiedere a lui, andare nel
profondo ai motivi della sua crescita e la sua esperienza può
diventare importante per altri professionisti, non solo nel
calcio. Un esempio per tornare al top. Ora lasciamolo lavorare
fino alla fine del campionato, poi avrà grandi occasioni per
parlare. Io non sono suo papà, non controllo la sua vita
privata, sono molto felice di quella professionale anche se la
mia esperienza mi dice di andarci piano piano e non urlare che è
tutto perfetto".
Per finire una battuta nel merito sull'impegno di Champions.
"Mercoledì ci siamo allenati a San Siro non perché avevamo la
testa al Manchester. Lo abbiamo fatto perché i nostri campi ad
Appiano Gentile non sono in buone condizioni dopo un inverno
difficile", ha detto Mourinho. "L'importante è vincere la
competizione, non la singola partita. La gara decisiva è solo
quella che assegna un titolo
|